Baby, la recensione di Giornalismo a scuola della serie tv più discussa del momento

Se hai 16 anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato.

Il nostro è il migliore dei mondi possibili.

Siamo immersi in questo acquario bellissimo, ma sogniamo il mare.

Ecco perché, per sopravvivere, abbiamo bisogno di una vita segreta

Comincia così Baby, la serie italiana in 6 puntate di Netflix, diretta da Andrea De Sica e Anna Negri, in onda dal 30 novembre 2018.

La sceneggiatura è stata scritta dal collettivo GRAMS*, un gruppo di giovanissimi la cui età media è 24 anni, affiancato da due sceneggiatori con esperienza, Isabella Aguilar e Giacomo Durzi.

Di Baby è già stato scritto tutto, ma noi non siamo qui né per criticare, né per osannare, e vogliamo solo raccontarvi la serie per come l’abbiamo vista e interpretata noi.

babyLo spunto dalla cronaca vera

Che Baby prenda spunto dal fatto di cronaca vera del 2014 delle baby squillo dei Parioli, a Roma, è cosa risaputa.

Ma il fatto di cronaca è solo uno spunto per allargare il discorso a tutti gli adolescenti.

Non ci sono scene di sesso, anche se il sesso è il motivo costante della storia.

Anzi, il motivo fondante della storia è la sessualità, la scoperta della sessualità e come vivere la propria in mezzo ai coetanei.

Alla fine quello che unisce i protagonisti della storia è la necessità di vivere una vita segreta, perché quella reale fa veramente schifo, sessualità compresa.

Generalizzare questo concetto a tutti gli adolescenti, forse, è una forzatura. O forse no.

Di fatto, guardando quello che succedeva ai protagonisti di Baby, io che sono madre mi sono agitata per tutti gli adulti che, in un modo o nell’altro, girano intorno a questi ragazzi.

mamma LudovicaIl problema degli adolescenti? Gli adulti

Prendiamo le madri della storia: la mamma di Ludovica, la ragazza ribelle per eccellenza della serie, è completamente succube degli uomini della sua vita.

Del padre di Ludovica, di cui non può fare a meno del mantenimento economico, e dell’amante, un giovane parassita, che incarna il desiderio della madre di sentirsi ancora giovane e desiderabile, e fa niente se usa i soldi che dovrebbero servire a mandare a scuola la figlia, purché la faccia continuare a vivere in questa menzogna.

A un certo punto Ludovica dice questa battuta: «i soldi si recuperano, ma una madre meno testa di cxxxo dove la trovo?».

La mamma di Chiara, una ricca ereditiera in crisi col marito, che non si accorge nemmeno di quello che accade alla figlia, tanto è presa dal tradimento del marito.

Anche lei è succube degli uomini della sua vita: il padre continua a denigrare il marito e lei cerca di auto-convincersi che l’uomo che ha sposato sia davvero uno schifo – in questo la aiuta il tradimento di lui – mentre ne è ancora innamorata persa.

E per capire quanto viva in contraddizione con se stessa, in un momento in cui Chiara avrebbe davvero bisogno di crederci, la madre le dice che credere nell’amore è roba da ragazzini, che l’amore non esiste.

Nel momento in cui gli adolescenti hanno più bisogno, i genitori non sono più in grado di risolvere i problemi dei figli, perché devono fare i conti con i propri, e se ci provano risultano comunque distanti e poco attenti.

I luoghi comuni sono reali?

Della serie è stato detto che è piena di luoghi comuni: le donne succubi degli uomini, le ragazze succubi del lusso, delle serate in location glamour, i ragazzi della droga.

Il tutto condizionato dal sesso.

Sì, sono luoghi comuni: ma il luogo comune è un punto di vista socialmente accettato da tutti, e tutti infatti pensano che Ludovica sia una facile, perché posta sui social foto di sé in intimo; a un certo punto lo dicono anche di Chiara, perché è andata a letto con Niccolò (ma Niccolò non era con lei?).

Damiano, poi, è considerato la feccia della scuola, perché spaccia marijuana  (qualcuno si è chiesto perché lo fa?), perché non è nato nella Roma bene, ma in un quartiere di periferia.

Ecco, tutte queste cose si ritrovano ogni giorno nelle scuole superiori di mezza Italia, per non dire tutta.

Ma nel caso di Baby, si capisce benissimo il percorso che porta questi adolescenti a prendere le strade più sbagliate possibili: l’esempio pessimo che gli adulti di riferimento danno loro.

Ludovica e ChiaraDa cosa dipendono le scelte sbagliate?

Indiscutibilmente i ragazzi e le ragazze di Baby fanno scelte sbagliate: quello che colpisce è che loro stessi lo sanno, ne sono pienamente consapevoli.

Il problema è che ci facciamo un’idea degli altri in tempi molto brevi, un’idea che poi è difficilissimo modificare.

Se sono una ragazza estroversa, che non si vergogna di nulla, che parla con tutti, che esce con i ragazzi, che si trucca, l’idea immediata che si faranno di me è che sono una poco di buono, una facile.

Se invece sono acqua e sapone, non amo la trasgressione e mi piace studiare, allora sono una persona perbene, a modo.

Lo stesso vale per i maschi: se ho venduto marijuana una volta, magari perché costretto, sarò un poco di buono per sempre.

Se invece sono uno studente modello, sarò una persona perbene sempre.

Ma non è solo questo: per crescere, un adolescente ha bisogno di confrontarsi con i coetanei.

Damiano e CamillaLe amicizie

Solo con i coetanei si possono affrontare le paure e i pensieri sul futuro, sperimentare atteggiamenti, esplorare culture, che mettano in discussione il mondo come lo abbiamo visto finora.

Insomma, ogni adolescente ha bisogno di amici.

Ma non è così scontato che questi amici ci siano.

Gli amici non arrivano né in modo automatico, né spontaneo.

Per risultare credibile e degno di fiducia agli occhi dei coetanei, devo impegnarmi sul serio – ad accettare il punto di vista dell’altro, il suo modo di fare -, devo riuscire a mantenere un segreto o a sacrificarmi un po’ in nome di un progetto comune che mi porterà l’amicizia.

Se non mi comporto così, resto fuori dai giochi, e crescere solo, senza amici, è devastante.

La questione peggiore, però, è questa: l’etichetta che ci appiccicano addosso, anche se è completamente sbagliata, lontano da quello che siamo davvero, noi finiamo per accettarla, perché piuttosto che deludere le persone che ci stanno intorno (genitori, professori, adulti di riferimento, fantomatici amici), finiamo per assecondare le aspettative degli altri, anche se questo vuol dire accettare di essere sospeso per atti di vandalismo non commessi o accettare di prostituirsi, tanto

che cos’ho da perdere?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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2 Responses to Baby, la recensione di Giornalismo a scuola della serie tv più discussa del momento

  1. Nicholas Gagliardi 25 febbraio 2019 at 15:34

    Bel sito…
    …ma non vengono rispettato…
    …ciò che si dice…

    Rispondi
  2. Mariangela 26 febbraio 2019 at 17:46

    Ciao Nicholas, cosa vuoi dire?

    Rispondi

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