Didattica a distanza: Giornalismo a scuola intervista gli insegnanti

In questi mesi di emergenza sanitaria noi di Giornalismo a scuola ci siamo dovuti fermare, come tutti.

Ci siamo chiesti, però, cosa potessimo fare nel frattempo: così abbiamo deciso di dar voce agli insegnanti, per mostrare che, nonostante la complessità del momento, nella scuola ferve la sperimentazione, la ricerca, la formazione: i docenti si sono messi in gioco con la DAD, la didattica a distanza, stanno scommettendo sul nuovo, nonostante la consapevolezza che le voci degli studenti, parlare con loro viso a viso, spiegare le lezioni guardandoli negli occhi, rimangono esperienze insostituibili.

La nostra prima insegnante: Roberta Esposito

La nostra prima intervistata è Roberta Esposito, professoressa di tecnologia in una scuola media in provincia di Milano.

È architetto, specializzata nel progettare spazi per bambini: asili, parchi, sale gioco in casa e molto altro.
Ha una sua attività, LabMi. L’architetto dei bambini. Il suo motto è “giocare lavorando” e “lavorare giocando”.

L’abbiamo intervistata sul tema della DAD, la didattica a distanza, per capire da chi la scuola la vive ogni giorno, come funziona, quali sono i punti di forza e le debolezze, come si valutano gli studenti, ecc.

insegnante

Roberta Esposito

L’intervista

  • La scuola riaprirà a settembre. Secondo te, è un’affermazione o un’ipotesi?

 

Sicuramente un’affermazione, in questo momento non è possibile rientrare a scuola. Sinceramente noi come scuola siamo organizzati molto bene e siamo partiti fin da subito con la DAD.

 

  • Dal tuo punto di vista, come potrebbe (o dovrebbe) essere la scuola in presenza durante la convivenza col virus?

Saranno classi dimezzate con turni alternati, una didattica tradizionale che si alternerà a una didattica a distanza.

 

  • La ministra Azzolina ha parlato di “tutti promossi”. Che ne pensi?

Per esperienza personale questa affermazione è stata azzardata, i ragazzi hanno rallentato l’attenzione e la partecipazione dopo aver sentito la notizia. Io avrei aspettato la fine dell’anno scolastico.

 

  • Parliamo di Didattica A Distanza (DAD): cosa ha offerto in più il digitale a insegnanti e studenti?

Sicuramente la scuola si è digitalizzata in pochissimo tempo, stiamo finalmente usando tutti i programmi, le piattaforme e le app che aiutano il lavoro e lo velocizzano. Anche se manca tantissimo il contatto umano che per noi è indispensabile.

 

  • Quali sono stati i problemi più rilevanti e come li hai risolti?

Il problema principale è stato catturare i ragazzi e inventarsi degli argomenti nuovi, diversi dalla didattica tradizionale.

Io sono più portata per un programma alternativo, avevo sviluppato il progetto Startup prima del coronaviru e dopo questa brutta epidemia ho cercato di fare dei lavori divertenti come la progettazione di un logo, la radio e una caccia al tesoro per l’impianto idrico sanitario ed elettrico, usando sempre la tecnologia!

 

  • Ci spieghi come funziona la valutazione nella DAD e cosa si valuta negli studenti?

Stiamo aspettando le direttive, sicuramente valuteremo anche la presenza, la partecipazione, l’interesse e gli elaborati. Una valutazione molto ampia.

 

  • È chiaro che il percorso di apprendimento nella DAD sia a carico dello studente molto più di prima: autogestione, responsabilità, controllo, sono solo alcune delle caratteristiche che ogni studente dovrebbe avere interiorizzato. Riguardo a questo, qual è il tuo punto di vista?

Sicuramente i ragazzi non erano pronti e l’aiuto delle famiglie è stato molto importante. La cosa strana è che alcuni ragazzi si sono riscattati positivamente in questo contesto ed altri, più bravi nella scuola tradizionale, si sono un po’ persi e hanno rallentato il lavoro.

pc

Pc (Ph: Kari Shea on Unsplash)

  • Quali sono le maggiori difficoltà incontrate dagli studenti? E che atteggiamento hanno nei confronti della DAD?

Per alcuni studenti il problema è stato la mancanza di strumenti tecnologici e linee internet deboli.

La mancanza dei compagni e il rapporto con i professori è molto importante, le piattaforme sono utilissime ma non possono sostituire il rapporto umano diretto. I ragazzi comunque hanno dimostrato interesse e serietà.

 

  • Gli alunni con disabilità o i DSA come sono aiutati?

I miei colleghi di sostegno hanno fatto un grandissimo lavoro sui ragazzi con disabilità, hanno usato tutti gli strumenti possibili, dalla musica ai video.

 

  • Pensi che quanto sperimentato finora possa rimanere patrimonio della scuola per alcune attività anche una volta riaperte le scuole?

Certo, dobbiamo assolutamente fare tesoro di questa esperienza e approfondire le nostre conoscenze.

 

  • Qual è il tuo punto di vista sugli esami di terza media?

Secondo me i ragazzi possono proporre un argomento che si colleghi con tutte le materie, fare lo scritto e discuterlo oralmente on line.

 

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2 Responses to Didattica a distanza: Giornalismo a scuola intervista gli insegnanti

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