Intervista ad Anna Sicilia, docente al Mosè Bianchi serale di Monza

Continuano le interviste di Giornalismo a scuola agli insegnanti.

Oggi abbiamo intervistato Anna Sicilia, docente presso l’Istituto Mosè Bianchi serale di Monza.
Abbiamo dato voce a quante più realtà possibili – insegnanti di scuole medie, di Istituti superiori, di licei -.

Ci è sembrato corretto dare voce anche a una docente che lavora con gli adulti, in una scuola serale, in cui i ragazzi sono grandi e autonomi.

Anna Sicilia

La professoressa Anna Sicilia

L’intervista

La scuola riaprirà a settembre. Secondo lei, è un’affermazione o un’ipotesi?

 

Al momento credo che nessuno possa fare previsioni certe per quanto io  mi auguri che la scuola possa riaprire, ovviamente.

 

Citazione Anna Sicilia

Citazione della professoressa

Dal suo punto di vista, come potrebbe (o dovrebbe) essere la scuola in presenza durante la convivenza col virus?

 

Una scuola che esca dalle mura e che finalmente attui l’educazione diffusa, teorizzata dal Prof Mottana, ordinario di Filosofia dell’educazione presso l’università di Milano Bicocca, e da Giuseppe Campagnoli, in diverse pubblicazioni.

Ora che finalmente non si può più sorvolare sul grave problema delle classi pollaio, e sugli spazi angusti in cui gli studenti sono costretti per ore, seduti a un banco, mi auspico una scuola che faccia esperienza di apprendimento sul territorio, che si occupi e si prenda cura degli spazi comuni , che intessa relazioni esterne con professionisti e realtà pubbliche e private, che accolgano i ragazzi a piccoli gruppi, in percorsi personalizzati.

 

Mi auguro che questa crisi possa diventare un’opportunità per attuare un cambiamento a lungo auspicato.

Ma la realtà, mi pare, sta già dando segnali diversi, purtroppo

La ministra Azzolina ha parlato di “tutti promossi”. Che ne pensa?

 

Penso che non si poteva fare diversamente, data la situazione di emergenza in cui sia studenti che professori sono stati costretti a lavorare dall’esordio del virus.

La valutazione perde ogni senso, nella DAD.

Cosa giudico? Chi boccio? I più fragili, quelli che non hanno una connessione , un computer o una famiglia che può seguirli?

Non c’è niente di più sbagliato che fare parti uguali tra diseguali, diceva Don Milani.

 

Parliamo di Didattica A Distanza (DAD): cosa ha offerto in più il digitale a insegnanti e studenti?

Non ha offerto nulla in più, non è scuola, è didattica di emergenza, questo deve essere chiaro. Che non si pensi di renderla la norma.

Noi ci siamo organizzati molto bene, nel mio istituto, il Mosè Bianchi serale di Monza.

Ma io lavoro con gli adulti, in una scuola serale, i ragazzi sono grandi e autonomi, e per lo più hanno a disposizione un computer, una connessione e una stanza tranquilla da cui ascoltare le lezioni.

 

Quali sono stati i problemi più rilevanti e come li ha risolti?

 

Non ne abbiamo avuti. All’inizio siamo stati presi alla sprovvista, ma poi, insieme ai ragazzi, abbiamo messo a punto un calendario delle lezioni, e abbiamo cominciato a usare Classroom per condividere il materiale e per assegnare i lavori.

Non ci sono state criticità.

citazione Anna Sicilia

Citazione della professoressa

Ci spieghi come funziona la valutazione nella DAD e cosa si valuta negli studenti.

 

Come dicevo prima, è un problema la valutazione della DAD. Perchè alle volte non è chiaro cosa valuti.

Noi , che conosciamo i nostri studenti, e la loro storia, visto che portiamo avanti un’ alleanza educativa che si basa sul dialogo, ne valutiamo l’impegno a lezione e quello nei lavori che ci propongono, tenendo bene a mente chi abbiamo davanti e che difficoltà può avere incontrato dall’inizio dell’emergenza per garantire continuità nella presenza e puntualità nelle consegne.

 

 

È chiaro che il percorso di apprendimento nella DAD sia a carico dello studente molto più di prima: autogestione, responsabilità, controllo sono solo alcune delle caratteristiche che ogni studente dovrebbe avere interiorizzato. Riguardo a questo, qual è il suo punto di vista?

 

Credo di avere già risposto a questa domanda. Noi lavoriamo con gli adulti, e questo rende a loro molto più accessibile la DAD.

 

Quali sono le maggiori difficoltà incontrate dagli studenti? E che atteggiamento hanno nei confronti della DAD?

 

Noi abbiamo proposto agli studenti un form, per raccogliere il loro punto di vista sulla DAD, al momento non sono emerse particolari criticità, se non la nostalgia della scuola in presenza.

Qualcuno ritiene più difficile mantenere l’attenzione, ovviamente, rispetto alle lezioni in presenza.

 

 

Gli alunni con disabilità o i DSA come sono aiutati?

 

Con percorsi personalizzati. E un’attenzione massima verso le difficoltà emerse.

 

Pensa che quanto sperimentato finora possa rimanere patrimonio della scuola per alcune attività anche una volta riaperte le scuole?

 

Francamente non me lo auguro, se non per casi particolari come il nostro, in cui c’è il coinvolgimento di adulti lavoratori che potrebbero avere un vantaggio ad avere erogate in DAD una parte delle lezioni, ma non più del 20 per cento, certamente.

citazione Anna Sicilia

Citazione della professoressa

 

Qual è suo punto di vista sugli esami di terza media e su quelli di maturità?

 

Che ne farei a meno, sostituendoli con un bilancio personale dello studente rispetto al ciclo scolastico appena concluso, in cui racconti la sua storia attraverso quello che più lo ha appassionato. Partirei dallo studente, non dalla didattica.

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