Intervista a Eleonora Carantini, prof di inglese al liceo Carducci di Milano

Continuano le interviste di Giornalismo a scuola agli insegnanti: abbiamo intervistato Eleonora Carantini.

Eleonora Carantini è laureata in lingue e letterature straniere all’Università Cattolica di Milano.

Dopo alcuni anni di insegnamento nella scuola primaria ha ottenuto l’abilitazione e il passaggio alla scuola secondaria superiore. È stata formatrice di metodologia dell’insegnamento della lingua e formatrice di lingua inglese nei corsi per docenti di scuola primaria.

Attualmente insegna lingua e letteratura inglese al Liceo Classico Carducci di Milano.

Eleonora Carantini

Eleonora Carantini

L’intervista

  • La scuola riaprirà a settembre. Secondo lei, è un’affermazione o un’ipotesi?

Mi sembra un’affermazione concreta.

 

  • Dal suo punto di vista, come potrebbe (o dovrebbe) essere la scuola in presenza durante la convivenza col virus?

È necessario risolvere una volta per tutte il problema delle cosiddette “classi pollaio”. È chiaro che la necessità del distanziamento sociale non è praticabile in classi di 28 studenti.

Si potrebbe pensare di lavorare su doppi turni (mattina e pomeriggio), o con una didattica mista: un gruppo di studenti in presenza e un gruppo che segue a distanza.

Bisognerà rimodulare tutto: spazi, tempi, numero degli studenti per classe. I gruppi dovranno essere piccoli e usufruire di spazi ampi; le lezioni dovranno essre più brevi, con piccoli intervalli tra una lezione e l’altra.

 

  • La ministra Azzolina ha parlato di “tutti promossi”. Che ne pensa?

Credo che il concetto del “tutti promossi” sia stato frainteso. Chi avrà delle insufficienze dovrà comunque sanare la sua situazione e dimostrare di aver recuperato all’inizio del nuovo anno scolastico.

 

  • Parliamo di Didattica A Distanza (DAD): cosa ha offerto in più il digitale a insegnanti e studenti?

Ci ha fatto scoprire nuovi strumenti per lavorare e un nuovo modo di svolgere la lezioni, con ritmi più distesi (nella mia scuola le lezioni cominciano alle 9.15/9.20) e lezioni più brevi e meno dispersive. Ci ha anche permesso di imparare o affinare alcune abilità digitali.

 

  • Quali sono stati i problemi più rilevanti e come li ha risolti?

I problemi che ho riscontrato più spesso sono stati due: la connessione a internet, non sempre efficiente, talvolta ha creato problemi durante le lezioni. Ma è un momento particolare, siamo tutti in regime di “Smart working” e quindi qualche difficoltà tecnica è da mettere in conto.

L’altro problema è la difficoltà nel verificare se gli studenti stiano effettivamente seguendo la lezione. In questo caso possiamo chiamarli e fare qualche domanda per capire se sono attenti, la DAD è una modalità che richiede molto senso di responsabilità e forza di volontà da parte rei ragazzi, ciò può scoraggiare chi è meno motivato.

 

  • Ci spieghi come funziona la valutazione nella DAD e cosa si valuta negli studenti.

In assenza di un riferimento normativo i docenti sono stati liberi di verificare nel modo che hanno ritenuto più opportuno, tenendo conto dell’eccezionalità della situazione.

Abbiamo proposto brevi valutazioni orali, ricerche e approfondimenti su argomenti svolti o a scelta dello studente, ma anche test tradizionali. Abbiamo valutato l’interesse, la partecipazione dimostrata nel corso delle lezioni e la volontà di mettersi in gioco usando nuovi strumenti.

citazione Carantini

Citazione della prof Carantini

  • È chiaro che il percorso di apprendimento nella DAD sia a carico dello studente molto più di prima: autogestione, responsabilità, controllo sono solo alcune delle caratteristiche che ogni studente dovrebbe avere interiorizzato. Riguardo a questo, qual è il suo punto di vista?

Come dicevo prima la capacità di gestirsi, il senso di responsabilità sono importanti più che mai nella DAD e non tutti i ragazzi hanno interiorizzato queste caratteristiche.

Il rischio è quello di perdere per strada chi è meno motivato, chi ha meno strumenti.

Però siamo solo all’inizio, abbiamo scoperto la DAD da poco e siamo stati costretti ad applicarla in fretta e furia per far fronte a un’emergenza. Col tempo credo che sarà possibile affinare strategie che rendano possibile il coinvolgimento anche degli studenti più difficili, perché nessuno rimanga indietro.

 

  • Quali sono le maggiori difficoltà incontrate dagli studenti? E che atteggiamento hanno nei confronti della DAD?

Alcuni studenti hanno avuto difficoltà di tipo pratico (un solo PC per tutta la famiglia, per esempio), ma credo che la cosa che li ha maggiormente disorientati sia stata la distanza fisica dai compagni e dal consueto luogo di apprendimento che per loro è anche luogo privilegiato di socialità.

Credo che tutti loro preferiscano le lezioni in presenza ma, una volta fatta l’abitudine, hanno saputo adattarsi a questa nuova realtà.

 

  • Gli alunni con disabilità o i DSA come sono aiutati?

Predisponendo percorsi ad hoc, o materiali supplementari, anche con l’aiuto dei docenti di sostegno.

 

  • Pensa che quanto sperimentato finora possa rimanere patrimonio della scuola per alcune attività anche una volta riaperte le scuole?

Decisamente, se è vero che dovremo prepararci a una lunga convivenza col Covid, tutto quello che abbiamo imparato potrà servirci anche in futuro.

Sappiamo che abbiamo dalla nostra uno strumento in più e poi, tutto ciò che di nuovo si impara non va mai sprecato.

citazione

Citazione della prof Carantini

  • Qual è il suo punto di vista sugli esami di maturità?

L’esame di maturità è un momento fondamentale nella vita di ogni studente. È insieme fine e inizio: si raccolgono i frutti di un percorso durato cinque anni, ma si ottiene anche il passaporto verso l’università, verso un tempo più “adulto” della propria vita. Svolgere l’esame a distanza toglierebbe qualcosa a questa esperienza, tuttavia in questo momento bisogna tenere conto soprattutto della sicurezza dei docenti e degli studenti.

Comunque vada, sarà una maturità difficile da dimenticare.

 

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