Matematica a distanza: intervista alla prof del Carlo Cattaneo di Milano

Proseguiamo con le interviste ai docenti sulla DAD, la didattica a distanza.
Questa volta con l’intervista a Filippa Saglimbeni, insegnante di matematica al IIS Carlo Cattaneo di Milano.

L’intervista

  • La scuola riaprirà a settembre. Secondo te, è un’affermazione o un’ipotesi?

Al momento è solo un’ipotesi. Il ministro ha sottolineato più volte che la scuola riaprirà se ci saranno tutte le condizioni di sicurezza. Va da sé che ciò dipende dalla diffusione del virus e dal numero dei contagi. E l’emergenza sanitaria è ancora in atto. A settembre la scuola ripartirà, questo è sicuro, bisognerà vedere con quali modalità.

  • Dal tuo punto di vista, come potrebbe (o dovrebbe) essere la scuola in presenza durante la convivenza col virus?

Chiaramente fare lezione in presenza, con le classi al completo, sarebbe auspicabile, ma purtroppo la realizzazione di ciò presenta davvero dei grossi limiti.

Le aule sono troppo piccole, per permettere il distanziamento sociale e, inoltre, sarebbe molto difficile fare rispettare agli studenti le distanze di sicurezza previste, durante l’intervallo.

Tra le varie ipotesi che circolano in questo periodo, la più gettonata è quella dell’organizzazione in turni: metà classe in presenza e metà a casa con DAD.

Io invece sarei per l’organizzazione dei doppi turni, mattina e pomeriggio: con classi formate da non più di 11 studenti, ben distanziati tra loro e con le mascherine.

La durata delle lezioni dovrebbe essere più breve per permettere l’inizio delle lezioni del secondo turno.

Ciò richiederebbe, però, l’assunzione di un numero di docenti molto più alto di quello previsto dal prossimo concorso.

Sarebbe opportuno che le classi fossero munite di igienizzante e sanificate ogni giorno, cosa non facile da farsi.

ministra istruzione

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in carica dal 10 gennaio 2020 con il governo Conte II (Fonte foto: Wikipedia)

  • La ministra Azzolina ha parlato di “tutti promossi”. Che ne pensi?

Credo che abbia voluto rassicurare le famiglie e gli studenti, destabilizzati da quanto stava succedendo. Contesto solo i tempi: ritengo si sia esposta con largo anticipo, permettendo così che i ragazzi meno volenterosi, ormai certi della promozione, tirassero i remi in barca. È triste dirlo, ma per alcuni di loro, l’anno scolastico è finito il 24 febbraio.

  • Parliamo di Didattica A Distanza (DAD): cosa ha offerto in più il digitale a insegnanti e studenti?

Io credo che non abbia offerto nulla in più rispetto alla didattica in presenza, in quanto ritengo che il rapporto che si viene a creare in aula tra docente e studenti sia insostituibile.
Inoltre i docenti non hanno avuto nessuna formazione in questo campo e le scuole erano del tutto impreparate ad affrontare questa emergenza.
È solo grazie alla professionalità dei docenti che si è potuto continuare il percorso di formazione con gli studenti.
Forse può avere offerto qualcosa in più, in termini di maggiore coinvolgimento, a quegli studenti che in classe, per la loro timidezza, facevano più fatica a relazionarsi col docente.
Per alcuni docenti ha rappresentato un’occasione per imparare a usare nuove tecnologie, verso le quali erano diffidenti.

  • Quali sono stati i problemi più rilevanti e come li hai risolti?

Quando ho saputo della DAD, il mio primo pensiero è stato come avrei fatto a fare capire, senza l’uso della Lim, tutti i passaggi matematici ai ragazzi.

Quindi ho attivato la suite classroom di Google, utile per la condivisione di materiale e archiviazione dei compiti che mi hanno inviato gli studenti, ma soprattutto è stato un efficace canale di comunicazione continua e costante con i ragazzi e di monitoraggio dei loro processi di apprendimento.

Un altro problema è stato quello motivazionale, che ho in parte risolto mediante la flipped classroom.
Inizialmente ho comunicato ai ragazzi l’argomento che avremmo affrontato inviando loro le schede con la spiegazione, poi gli ho chiesto di organizzarsi in piccoli gruppi e di cercare esercizi di approfondimento, di risolverli e di esporre a turno nel corso della lezione successiva.
A mio avviso questo metodo ha stimolato gli studenti a sentirsi parte attiva della lezione.
Poi ci sono stati i problemi non legati alla didattica, per esempio convincerli a mostrarsi in video e non spegnere la videocamera per giocare alla Playstation.
valutazione DAD

Come si valutano gli studenti a distanza?

  • Ci spieghi come funziona la valutazione nella DAD e cosa si valuta negli studenti?

 

La valutazione deve aiutare noi docenti a capire in quale misura la classe ha appreso gli argomenti e indirizzare il processo di apprendimento degli studenti.

Deve essere chiara e completa, deve essere vissuta dagli alunni come un qualcosa di costruttivo e non penalizzante.
Non è facile valutare uno studente e io, in 21 anni di insegnamento, non l’ho mai fatto a cuor leggero.
Per una valutazione quanto più oggettiva concorrono una serie di fattori di cui non si può non tener conto: il raggiungimento degli obiettivi, il livello di preparazione, il processo di apprendimento; inoltre sono fondamentali l’impegno, le abilità, la serietà nell’affrontare la vita scolastica, la capacità di rielaborazione personale e quella interdisciplinare.
In tempi “normali” non è facile e con la DAD diventa ancora più complicato.

Ad oggi noi docenti non abbiamo avuto, da parte del ministro, nessuna indicazione sulle modalità di valutazione.

Nella mia scuola abbiamo deliberato dei criteri di valutazione per la DAD: i lavori svolti in modalità sincrona vengono valutati al 100% e quelli in modalità asincrona al 50%.
Per le attività in modalità sincrona ho preparato una griglia di valutazione, che ho comunicato ai miei studenti.
È chiaro che in questa situazione la valutazione deve avere un valore formativo più che sommativo delle conoscenze.
Durante l’interrogazione ogni studente viene invitato a individuare l’argomento, a indicare il metodo di risoluzione dell’esercizio e applicare le conoscenze acquisite.
Dunque per la valutazione sto tenendo conto sì delle loro conoscenze, ma soprattutto delle loro competenze e abilità, oltre che delle loro capacità di autocorrezione.
  • È chiaro che il percorso di apprendimento nella DAD sia a carico dello studente molto più di prima: autogestione, responsabilità, controllo, sono solo alcune delle caratteristiche che ogni studente dovrebbe avere interiorizzato. Riguardo a questo, qual è il tuo punto di vista?

Premesso che i programmi sono stati ridotti e il processo di apprendimento risulta, quindi, facilitato, credo che il discorso di autogestione e responsabilità possa riguardare di più gli studenti del triennio, che hanno già sviluppato un loro metodo di studio e organizzazione.

Il biennio fa ancora tanta fatica anche nell’organizzazione del lavoro in presenza.

 

  • Quali sono le maggiori difficoltà incontrate dagli studenti? E che atteggiamento hanno nei confronti della DAD?

 

Non tutti gli studenti disponevano dei dispositivi per la connessione.

In questo caso, la scuola è intervenuta assegnando, in comodato d’uso, dei tablet affinché potessero seguire le video lezioni. Un’altra difficoltà è stata la condivisione degli spazi.
Spesso mi è capitato di sentire in sottofondo, le lezioni seguite dai fratelli dei miei studenti.
Questo ha reso più difficoltosa la comprensione e spesso mi è stato chiesto di ripetere.
Per quanto mi riguarda l’atteggiamento degli studenti è rimasto tale e quale a quello assunto in classe.
Hanno risposto con grande senso di responsabilità e maturità coloro che erano già degli studenti diligenti, seri e impegnati.

Tutti gli altri hanno mantenuto le loro caratteristiche di poco impegno e partecipazione che manifestavano in classe.

aiuti disabili e DSA

Quali sono gli aiuti ai ragazzi con disabilità e ai DSA nella DAD?

  • Gli alunni con disabilità o i DSA come sono aiutati?

 

Gli studenti DVA sono stati supportati dai colleghi di sostegno che, come in classe, hanno fatto sentire la loro presenza, elaborando del materiale facilitato e aiutando gli studenti nello svolgimento delle attivita assegnate dai docenti curriculari.

Per gli studenti DSA non ci sono grossi problemi, essi non hanno un ritardo cognitivo, dunque non necessitano dell’affiancanento dell’insegnante di sostegno; con loro si concordano le interrogazioni, le prove sono ridotte del 25% e vengono valutati, sulla parte restante, tenendo conto del loro disturbo specifico, e adottando le misure compensative e dispensative, previste dal proprio PDP.

Ad esempio, nel caso specifico della mia materia, possono avvalersi dell’uso della calcolatrice e del formulario.

 

  • Pensi che quanto sperimentato finora possa rimanere patrimonio della scuola per alcune attività anche una volta riaperte le scuole?

 

Sì, mi viene in mente un’alternativa ai classici corsi help: la possibilità di fornire un intervento individualizzato pomeridiano ad un piccolo gruppo di studenti che necessita di chiarimenti.

 

  • Qual è il tuo punto di vista riguardo agli esami di maturità?

 

Sono d’accordo sulla scelta dei membri della commissione, tutti interni.

In una situazione del genere era impensabile che dei docenti, estranei al consiglio di classe, esaminassero i maturandi su programmi che, per forza di cose, non sono stati svolti integralmente e approfonditi come richiedevano.
Inoltre, questa scelta predispone gli studenti ad affrontare questa prova così importante in una condizione di serenità.
Disapprovo la scelta dello svolgimento in presenza, che trovo molto rischiosa per la salute di tutti: maturandi e docenti.
Chiunque potrebbe essere asintomatico, inoltre potrebbero esserci degli studenti che hanno subito un lutto in famiglia per il Covid o vivono con persone contagiate e che, per privacy non ci è dato sapere.
Immaginiamo i 5 giorni degli Esami di Stato.
Otto ore da trascorrere in un’aula, che immagino grande, nel rispetto delle distanze di sicurezza.
Un’aula che dovrà contenere i 7 componenti della commissione, distanti almeno un metro l’uno dall’altro e il candidato, distante 5 metri dalla commissione, in modo che possa esporre senza la mascherina.
E adesso immaginiamo il post colloquio, quando i membri della commissione dovranno riunirsi per discutere sull’andamento della prova, valutare le risposte date dal candidato e decidere il voto finale.
Il tutto a bassa voce, per non farsi sentire da fuori, dove ci sarà il candidato successivo che aspetta di sostenere l’esame.
Il tutto in un’aula abbastanza grande che possa garantire almeno un metro di distanza…
Filippa Saglimbeni

La prof di matematica Filippa Saglimbeni

Qualcosa in più sulla professoressa Saglimbeni

La professoressa Saglimbeni, laureata in Matematica, è stata una docente precaria per 10 anni, a partire dal 1999. In quegli anni si è dedicata a svariate attività:
– dal 2000 al 2003 ha fatto parte della commissione dei docenti preposti alla correzione dei quesiti proposti ai “Campionati Internazionali di Giochi Matematici” organizzati dall’Università Bocconi di Milano.
– dal 2003 al 2005 ha frequentato la SILS, presso l’Università degli Studi di Milano, per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nelle scuole superiori.
– nel 2004 ha seguito un corso di formazione tiflologica per insegnanti di allievi con minorazione visiva presso l’Istituto dei Ciechi di Milano.
– nel 2006, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano – Bicocca, ha condotto dei laboratori didattici nell’ambito dei corsi speciali per il conseguimento dell’idoneità/abilitazione all’insegnamento.
Nel 2007 è approdata all’IIS Carlo Cattaneo di Milano, istituto presso il quale insegna ancora.All’IIS Cattaneo, oltre all’insegnamento, si occupa di:
– “Orientamento in uscita”: cerca di indirizzare gli studenti, in base alle loro predisposizioni, verso la giusta scelta della facoltà universitaria.
– È una componente del “Comitato di valutazione” per i docenti neoimmessi in ruolo.
– Per 3 anni ha fatto parte dello staff di presidenza.
Per quanto possa, continua a formarsi:
– nel 2018 “Didattica per competenze, innovazione, metodologica e competenze di base”
– nel 2019 “Comunico per motivare” presso l’università Cattolica di Milano

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