Il Referendum Costituzionale 2016 dal punto di vista degli adolescenti

referendumCos’é il referendum?

Il referendum è un appello al corpo elettorale perché si pronunci con una decisione su singole questioni.

In Italia ha avuto luogo il terzo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana il 4 dicembre 2016, dopo quelli del 2001 e 2006, in cui prevalsero rispettivamente il sì e il no.

Gli italiani sono stati chiamati a votare una proposta di revisione della Costituzione italiana, la cosiddetta riforma Boschi-Renzi.

L’esito finale del referendum ha visto la vittoria del NO (59,12%) e la sconfitta del SI (40,88%).

I cambiamenti sostanziali che la riforma avrebbe introdotto riguardano:

  • il superamento del bicameralismo perfetto o paritario
  • il numero dei senatori, i loro compiti e il modo in cui sono eletti
  • l’attribuzione esclusiva alla camera dei deputati del compito di esprimere la fiducia nei confronti del governo
  • l’attribuzione dell’attività legislativa quasi interamente alla Camera
  • cambiamenti nella procedura di elezione del presidente della Repubblica
  • modifiche ai rapporti tra stato e regioni, in particolare per le competenze legislative
  • l’eliminazione del riferimento alle province
  • l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel)
  • alcune modifiche nella modalità di presentazione delle leggi d’iniziativa popolare e dei referendum abrogativi

La riforma è nata su iniziativa del governo, guidato dal leader del PD Matteo Renzi, che ha legato al risultato del referendum il proprio destino politico.

Matteo RenziIL PERCHÉ DEL VOTO DEGLI ITALIANI

A FAVORE DEL NO

  1. É un Senato non eletto dal popolo. Ci sono due modi razionali e trasparenti in Occidente per avere un sistema federale: o nel Senato siedono i governatori delle regioni, come in Germania, oppure i senatori sono eletti come negli Stati Uniti, cioè eletti direttamente dal corpo elettorale
  2. Non è affatto abolita la navetta tra Camera e Senato – ogni proposta presentata al Parlamento deve essere approvata da entrambi. Se per esempio dopo il voto alla Camera il testo viene modificato dal Senato, la proposta deve obbligatoriamente tornare alla Camera. Questa dinamica in gergo viene chiamata “navetta”, un ping pong legislativo fra un ramo e l’altro del Parlamento per cercare di trovare un accordo comune –
  3. I sindaci e i consiglieri che entrano in Senato ottengono automaticamente l’immunità parlamentare
  4. La riforma costituzionale è strettamente legata alla legge elettorale, che nell’attuale scenario tripolare permette a un partito rappresentante un quinto degli italiani di avere una maggioranza spropositata alla Camera, di eleggersi i giudici costituzionali e di imporre il presidente della Repubblica
  5. Persino l’ex presidente Napolitano si è accorto che la legge elettorale è impresentabile e ha chiesto di cambiarla
  6. Con l’attuale legge elettorale i capilista sono eletti obbligatoriamente a prescindere dalla volontà degli elettori
  7. Si può essere capilista in 11 collegi diversi e quindi verrà deciso dall’alto anche chi sarà il secondo obbligatoriamente eletto senza tenere conto del parere del cittadino elettore

bastaunsiA FAVORE DEL SI

  1. È una buona riforma costituzionale perché affronta finalmente questioni in sospeso da decenni e lo fa in modo adeguato
  2. Superamento del bicameralismo perfetto, fiducia con la sola Camera, prevalenza legislativa della Camera politica, Senato di rappresentanza territoriale indirettamente eletto, revisione del titolo V – cioè quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni, province e regioni -, abolizione enti inutili o comunque costituzionalmente non necessari
  3. É una riforma in continuità con le migliori proposte del passato e perfino con l’iniziale ispirazione dei Costituenti del 1946-47: quando questi avevano immaginato proprio un Senato composto, in parte, di rappresentanti dei consigli regionali
  4. In particolare, la riforma affronta contestualmente due questioni cruciali fortemente interconnesse: riforma costituzionale e riforma elettorale
  5. Mette il nostro ordinamento costituzionale in linea con quelli delle altre democrazie con le quali collaboriamo e/o competiamo
  6. Pone fine a una lunghissima stagione d’inconcludenza riformatrice che dura da oltre vent’anni: il che di per sé ha concorso a ridurre la fiducia nella politica e in generale l’autostima del Paese in sé stesso
  7. É uno strumento prezioso per perseguire meglio l’attuazione dei principi fondamentali (articoli da 1 a 12) e per meglio assicurare la tutela dei diritti di cui parlano gli articoli da 13 a 54
  8. Questa riforma può dimostrarsi uno strumento per il rafforzamento della democrazia e il rilancio della politica
  9. Con questa riforma il Parlamento della XVII° legislatura sta dunque concorrendo a fornire gli strumenti per una più efficace governabilità futura

CONSEGUENZE POLITICHE DEL VOTO

Quando il risultato del voto era ormai chiaro nella prima ora del 5 dicembre 2016, Matteo Renzi ha annunciato per il pomeriggio seguente le sue dimissioni da presidente del Consiglio.

Durante la giornata del 5 dicembre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tuttavia chiesto a Renzi di «soprassedere alle dimissioni» per presentarle al completamento dell’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio.

Il 7 dicembre, dopo l’approvazione definitiva della legge di bilancio 2017 da parte del Senato – già approvata dalla Camera dei deputati il precedente 28 novembre -, e dopo alcune comunicazioni date alla direzione del partito da lui guidato, Renzi è salito al Quirinale alle ore 19:00 circa, formalizzando le sue dimissioni e dando quindi il via alla crisi di governo.

Il presidente della Repubblica a sua volta si è «riservato di decidere», invitando il governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti, programmando le consultazioni a partire dalla serata del giorno successivo.

Paolo GentiloniDopo le consultazioni Mattarella affida l’incarico per un nuovo esecutivo a Paolo Gentiloni – già ministro degli esteri del governi Renzi -, il quale accetta con riserva.

Dopo veloci consultazioni con i gruppi parlamentari scioglie la riserva e in tempi strettissimi giura con i suoi ministri al Quirinale e riceve nei due giorni successivi la fiducia delle due camere.

Nasce così il primo governo Gentiloni, sostanzialmente composto dagli stessi ministri del precedente governo Renzi, con l’esclusione di Stefania Giannini sostituita da Valeria Fedeli, mentre altri 5 ministri (Angelino Alfano, Marco Minniti, Anna Finnochiaro, Andrea Orlando, Roberta Pinotti), pur rimanendo, hanno cambianto ministero.

Contrariamente a quanto dichiarato in campagna elettorale la ex ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi, prima firmataria della proposta di riforma, decide di non abbandonare la politica e viene nominata sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’OPINIONE DELLA REDAZIONE

Ancora una volta ha vinto la Costituzione contro l’arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per i diritti dei cittadini.

Hanno usato tutti gli strumenti possibili ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità

 

                                                                             Elyass Mouhamadi, Matteo Frassica,

                                                                             Davide Masciocchi, Matteo Maino,

                                                                              Luca Turconi, Alessio Albani

 

 

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