Terrorismo: i rischi maggiori per l’Italia arrivano dal carcere

ROMA – Martedì 10 gennaio, alle prime luci dell’alba, scatta un blitz antiterrorismo: viene arrestato Saber Hmidi, tunisino 34enne, sospettato di essere un presunto affiliato ad Ansar Al-Sharia, un’organizzazione legata ad Al Qaeda e all’Isis.

L’operazione, denominata Black Flag”, bandiera nera, come quella che sventola nei video più crudeli di omicidi dell’Isis, non si è svolta solo nella Capitale, ma in tutta la regione Lazio dalla Digos, con la perquisizione e il controllo di alcuni uomini, sospettati di appartenere a organizzazioni terroristiche.

L’unico a finire in manette, però, è stato Saber Hmidi, già conosciuto nelle carceri italiane.

Arrivato in Italia nel 2008, si è sposato con un’italiana convertita all’Islam, con la quale ha una figlia. La sua vita è sregolata e, nel 2011, viene arrestato per droga e detenuto nel carcere di Velletri.

black flag

La bandiera nera trovata in casa di Saber Hmidi (Fonte foto: Il Fatto Quotidiano)

Una volta scarcerato, Saber è un’altra persona: in carcere si avvicina alla frangia più estremista dell’Islam e, fuori dal carcere, comincia a praticare la religione in maniera ossessiva.

Poi viene di nuovo arrestato: nel carcere di Civitavecchia comincia a cercare proseliti, fonda un gruppo di preghiera e organizza spedizioni punitive per i detenuti a cui danno fastidio le preghiere notturne e se ne lamentano.

Le violenze continuano e si ripetono anche nel carcere di Frosinone, dove viene trasferito per motivi di sicurezza: ma niente sembra più fermarlo. Lo trasferiscono ancora e ancora: Secondigliano, Salerno, Viterbo. “Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani”, continua a ripetere.

Le indagini della Digos hanno ricostruito la storia di saber Hmidi da quando è arrivato in Italia: la sua radicalizzazione religiosa è avvenuta proprio in carcere. Il premier Paolo Gentiloni, qualche settimana fa, parlando del rischio terrorismo in Italia, aveva detto che i rischi maggiori per il nostro Paese arrivano dal carcere. Sembra che avesse ragione.

Pietro Angelo Pantano, III D

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